01 marzo 2018

Elettori alle urne senza pensieri




Promesse che sarà impossibile mantenere, discussioni continue sui migranti, sulle razze, sondaggi; in Europa o no; flat tax. Tutta roba che in quella campagna elettorale non venne nemmeno nominata. E men che meno si parlava di pericolo di ritorno del fascismo, perché il fascismo c’era già e stava, solido, al potere.



Eppure erano elezioni politiche anche quelle, si eleggeva il nuovo parlamento (il Senato allora era nominato dal re). 24 marzo 1929, anno VII, decennale della fondazione dei fasci di combattimento: l’Italia era chiamata alle urne per eleggere i deputati. Nessun dubbio, allora, su quale lista votare: ce n’era una sola. Quelle elezioni furono plebiscitarie. 400 deputati? 400 candidati, anzi “designati”, li definivano. Benito Mussolini, ovviamente, capolista, di un "listone".
Le designazioni non furono cero così problematiche come è successo novant’anni dopo al segretario del Pd, ma quasi. Perché si dovette andare col bilancino. E così c’erano 46 nomi di appartenenti alla Confagricoltori e 27 dei lavoratori dell’agricoltura; 26 della Confederazione dell’industria e 16 della Confcommercio… e così via senza dimenticare nessuno, tanto che per il settore trasporti si fece la distinzione tra trasporti terrestri e trasporti marittimi e dell’aria. La categorie più affollata fu quella dei professionisti e artisti (insieme, sì!), con 82 deputati designati, per arrivare all’unico candidato su cui potevano far conto le Società Anonime, il Touring Club e la Dante Alighieri.
In Umbria la categoria più rappresentata tra i designati fu quella dei deputati uscenti. Tali erano Felice Felicioni, Amedeo Fani, Domenico Spinelli, Romolo Raschi (tutti di Perugia) cui si aggiunsero le new entry di Guido Manganelli (vicepresidente della Confagricoltori perugina) e Girolamo Misciatelli, agrario ternano, vicesegretario federale, console della milizia.
Come andò è più che noto. Vinsero i sì ovviamente, con una percentuale vicina al cento per cento.
A Terni, nel comunicare i risultati andarono un po’ a palmi, tanto che problema c'era? Per la provincia di Terni si riferiva: “Risultato di sezioni 91; iscritti 50.998, votanti circa l’85 per cento, salvo poche centinaia di schede contrarie, contestate o nulle tutti hanno votato la lista del Littorio”. Altro che exit poll o computer fumanti!
A Perugia votarono 100.904: 99.901 sì 968 no, 35 schede annullate.

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